OMS: una questione urgente per la Svizzera

Gli emendamenti al Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) rappresentano una sfida cruciale per la Svizzera, sia dal punto di vista politico che costituzionale. Adottati lo scorso primo giugno dall’Assemblea mondiale della sanità, essi conferiscono al direttore dell’OMS il potere di stabilire quale sia l’unica verità scientifica vincolante. Inoltre, in caso di dichiarazione di un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC), gli Stati membri sarebbero obbligati a seguire le sue direttive, indipendentemente dalle loro priorità interne o dal contesto nazionale.

La questione assume un carattere particolarmente urgente a causa delle tempistiche legate all’adozione degli emendamenti: se il Consiglio federale non esercita il diritto di rifiuto entro il 19 luglio 2025, questi entreranno automaticamente in vigore il 19 settembre 2025. Gli attuali tempi ristretti sono una conseguenza diretta del fatto che il Consiglio federale non è intervenuto nel 2022, quando la durata per l’approvazione degli emendamenti è stata ridotta da 18 a 10 mesi.

Se accettati, tali emendamenti comporterebbero una modifica di fatto della Costituzione federale, il che richiede un referendum obbligatorio. Definendo inizialmente gli emendamenti come di “lieve entità” e di “natura tecnica”, il Consiglio federale non si è adoperato per garantire un’adeguata informazione alla popolazione. La procedura di consultazione recentemente avviata è un passo nella giusta direzione, ma non è sufficiente per tutelare il rispetto dei principi democratici, soprattutto considerando il tempo limitato disponibile per affrontare una questione così complessa.

La bocciatura, lo scorso novembre, dell’iniziativa cantonale promossa dalla sottoscritta e da altri cofirmatari, che chiedeva al Consiglio federale di esercitare l’opting out, evidenzia un grave problema di consapevolezza politica. L’iniziativa rappresentava una chiara presa di posizione a favore della democrazia e dei diritti fondamentali, ma apparentemente non è stata recepita in questo modo dalla maggioranza del Gran Consiglio che l’ha respinta. Questo risultato suggerisce che molti deputati non hanno colto le reali implicazioni degli emendamenti in questione, come l’introduzione della censura, la soppressione della sovranità nazionale e l’indebolimento del federalismo. È quindi più che mai necessario aprire un dibattito pubblico.

Il Consiglio federale deve agire al più presto esercitando il suo diritto di opting out, il che non significherebbe respingere a titolo definitivo gli emendamenti, ma vorrebbe dire prendersi il tempo necessario per avviare un processo democratico adeguato, comprensivo di dibattito pubblico, discussione in Parlamento e voto popolare.

L’associazione ABF-Schweiz ha lanciato una petizione per far pressione sul Consiglio federale affinché respinga gli emendamenti, che vi invitiamo a firmare. Ogni cittadino ha inoltre la possibilità di partecipare alla procedura di consultazione attualmente in corso (scadenza 27 febbraio!), un’occasione preziosa per esprimere la propria opinione e far sentire la propria voce.


Fonte

Articoli simili

  • Il Consiglio federale vuole lasciar scadere il termine del 19 luglio 2025?

    Il 19 luglio 2025 è una data chiave per la sovranità sanitaria della Svizzera. Entro tale termine, il Consiglio federale può — e deve — notificare formalmente all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) il proprio rifiuto (opting-out) delle modifiche al Regolamento Sanitario Internazionale (RSI), adottate il 1° giugno 2024. In mancanza di tale notifica, esse entreranno…

  • I contratti Covid tra decisioni del TAF e responsabilità mancata

    La recente giurisprudenza del Tribunale amministrativo federale (TAF) ha riaperto il dossier dei contratti Covid stipulati dalla Confederazione. Dopo anni di opacità, si riconosce finalmente che l’interesse pubblico alla trasparenza deve prevalere. Bene, ma è difficile non notare che questa trasparenza arriva tardi e, soprattutto, senza conseguenze. Durante la pandemia si è speso molto, troppo,…

  • Scuola digitale in Ticino: progresso o dogma?

    Negli ultimi anni la scuola ticinese è stata profondamente trasformata dalla digitalizzazione, presentata come inevitabile. Termini come “NetworkID” o “piattaforme educative” descrivono un cambiamento strutturale che merita un esame critico. Il NetworkID è un identificativo digitale assegnato a ogni allievo, esteso anche alla scuola dell’infanzia. È una chiave di accesso a piattaforme, cloud e strumenti…

  • Il caso Abunimah o il fallimento dello Stato di diritto svizzero

    Nel 2025, Ali Abunimah, giornalista palestinese-americano, è stato arrestato a Zurigo. Trattenuto per tre giorni, è stato poi espulso, ammanettato. In seguito, la Confederazione, smentita dai tribunali, ha riconosciuto i propri errori. Tuttavia, continua a eludere la questione centrale: su ordine di chi è stato arrestato Abunimah? Quali conflitti d’interesse o quali influenze hanno pesato…

  • Milioni spesi, responsabilità assenti: cosa rivelano i contratti sui vaccini

    Quando si dice che la pandemia da Covid è finita e che ora bisogna passare ad altro, si evita di affrontare ciò che quella gestione ha lasciato dietro di sé, mentre si preferisce discutere di casi secondari come il “caso Fischer”. Non si tratta solo di bilanci sanitari, ma di decisioni politiche, giuridiche e finanziarie…

  • Identità digitale e social scoring: la Svizzera a un bivio?

    Il 28 settembre 2025 i cittadini svizzeri saranno chiamati a esprimersi sull’identità digitale (ID-e). In apparenza si tratta di un semplice documento elettronico, una comodità per semplificare l’accesso ai servizi pubblici. Ma in realtà, la posta in gioco è ben più alta: la definizione del rapporto tra cittadini, Stato e tecnologia per i decenni a…