I contratti Covid tra decisioni del TAF e responsabilità mancata

La recente giurisprudenza del Tribunale amministrativo federale (TAF) ha riaperto il dossier dei contratti Covid stipulati dalla Confederazione. Dopo anni di opacità, si riconosce finalmente che l’interesse pubblico alla trasparenza deve prevalere. Bene, ma è difficile non notare che questa trasparenza arriva tardi e, soprattutto, senza conseguenze.

Durante la pandemia si è speso molto, troppo, e con condizioni che oggi appaiono quantomeno discutibili: prezzi superiori al mercato, contratti parzialmente oscurati, decisioni prese in fretta ma mai davvero riesaminate. Certo, il TAF impone ora maggiore chiarezza, ma chi risponde di tutto questo?

La risposta è semplice: nessuno. Ed è qui che il problema diventa politico. Perché un sistema in cui si possono impegnare miliardi senza responsabilità personale è un sistema che funziona male. Il principio della collegialità del Consiglio federale, nato per garantire equilibrio, finisce nei fatti per diluire ogni responsabilità. Tutti decidono, e nessuno paga.

Il caso di Alain Berset è emblematico: ministro della sanità durante la fase più controversa della pandemia, oggi promosso a segretario generale del Consiglio d’Europa. Mentre i contribuenti pagano, le carriere politiche proseguono senza scosse. Se questo è il messaggio, è difficile parlare di responsabilità.

La trasparenza imposta dal TAF rischia così di diventare un esercizio tardivo, incapace di incidere sul comportamento futuro. Perché senza conseguenze, sapere non cambia nulla. E senza controllo reale, la trasparenza resta parziale.

Se si vuole evitare che situazioni simili si ripetano, servono correttivi concreti. La pubblicazione dei contratti deve diventare la regola, non l’eccezione negoziata anni dopo. Le commissioni parlamentari devono avere accesso completo ai documenti e poteri d’inchiesta effettivi. E soprattutto, nei casi di decisioni manifestamente sproporzionate, deve esistere la possibilità di accertare responsabilità personali.

Altrimenti il rischio è evidente: una trasparenza che illumina il passato ma lascia intatto il meccanismo che lo ha prodotto. La decisione del TAF dovrebbe almeno servire a questo: imporre l’istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente sulla gestione della pandemia. Se il Nazionale vuole essere credibile, non può limitarsi a prendere atto dei fatti quando ormai sono conclusi. Deve avere il coraggio di chiarire responsabilità, costi e decisioni. In caso contrario, la trasparenza resterà un esercizio tardivo e innocuo, e la responsabilità mancata continuerà a essere la regola, non l’eccezione.

Pubblicato su CdT del 24 aprile 2026

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