Laetitia Rodriguez di NTD intervista Michelle Cailler e Boris Chollet
In questa intervista dedicata alla neutralità svizzera, in vista della votazione del 27 settembre, due interlocutori analizzano le conseguenze dell’avvicinamento della Svizzera alla NATO e all’Unione europea.
Il colonnello di Stato maggiore in pensione Boris Chollet ritiene che la Svizzera abbia progressivamente perso la propria capacità di pensiero strategico e operativo e cerchi ormai presso la NATO capacità che non sviluppa più a sufficienza autonomamente. A suo giudizio, un maggiore avvicinamento militare non rafforzerebbe necessariamente la sicurezza del Paese: potrebbe, al contrario, accrescerne la vulnerabilità e creare dipendenze, in particolare in materia di armamenti e munizioni.
Secondo Boris Chollet, la neutralità non dovrebbe significare soltanto rimanere estranei ai combattimenti, ma anche conservare una posizione che consenta di mantenere il dialogo con tutte le parti e di offrire i buoni uffici della Svizzera. Egli ritiene che le sanzioni contro la Russia e l’intensificazione dei rapporti con le strutture occidentali abbiano indebolito questa capacità di mediazione. Sostiene pertanto l’iniziativa volta a sancire più chiaramente la neutralità nella Costituzione.
La giurista Michelle Cailler affronta poi la questione dal punto di vista del diritto, della sovranità e della democrazia diretta. Ritiene che la neutralità svizzera sia ancora definita in modo insufficiente nella Costituzione e che questa indeterminatezza abbia consentito al Consiglio federale di modificare progressivamente la propria politica, in particolare mediante le sanzioni internazionali e la cooperazione con la NATO. Si sofferma in particolare sulla legge sugli embarghi del 2002, che presenta come uno dei meccanismi che hanno permesso alla Confederazione di riprendere le sanzioni europee contro la Russia.
Secondo Michelle Cailler, l’iniziativa sottoposta a votazione il 27 settembre consentirebbe di riaffermare una neutralità «perpetua e armata», di limitare la partecipazione ad alleanze militari e l’adozione di determinate sanzioni economiche, riportando al contempo i buoni uffici e la mediazione al centro del ruolo internazionale della Svizzera. Stabilisce inoltre un legame tra tale questione e le Bilaterali III con l’Unione europea, temendo che queste ultime possano ridurre il margine decisionale del Popolo svizzero.
Al centro dell’intervista si pone così una questione che oltrepassa i confini svizzeri: se la Svizzera rinunciasse progressivamente alla propria posizione particolare, l’Europa rischierebbe di perdere uno degli ultimi spazi capaci di mantenere aperto il dialogo tra schieramenti contrapposti? I due interlocutori difendono, ciascuno da una prospettiva militare o giuridica, il mantenimento di una neutralità svizzera chiaramente definita quale strumento di sicurezza, sovranità e mediazione internazionale.
Votiamo sì all’iniziativa sulla salvaguardia della neutralità il prossimo 27 settembre!