No al servizio civico, sì al servizio civile

Il prossimo 30 novembre la Svizzera voterà sull’iniziativa “Per un servizio civico per tutti”. A prima vista potrebbe sembrare un’estensione logica del servizio civile: in realtà si tratta di due concetti profondamente diversi, per origine, finalità e implicazioni.

L’attuale servizio civile svizzero nasce da decenni di battaglie civili e giuridiche. È il risultato di un lungo percorso che ha riconosciuto il diritto dei cittadini a rifiutare il servizio armato per motivi di coscienza, offrendo un’alternativa utile alla società: assistenza, sanità, protezione ambientale, agricoltura, sostegno agli anziani e ai disabili. Questa forma di impegno non è imposta: è volontaria e motivata da convinzione personale, valori civici e responsabilità individuale. Chi sceglie il servizio civile lo fa per contribuire al bene comune in modo concreto, in pace e senza armi.

Oggi, però, una riforma recentemente approvata dal Parlamento federale vuole inasprire l’accesso al servizio civile, riducendo le possibilità per i giovani di optare per questa via. Contro questa legge è in corso la raccolta firme per un referendum che mira a difendere il diritto di scelta conquistato nel tempo.

Ben diversa è invece l’iniziativa in votazione il 30 novembre. Essa propone di introdurre un servizio civico obbligatorio per tutti i cittadini, uomini e donne, da svolgere in ambito militare, civile o ambientale. Dietro l’apparente equità di un dovere condiviso, si cela una riforma profonda e onerosa: richiederebbe infrastrutture, personale e risorse amministrative per gestire decine di migliaia di nuove reclute ogni anno. Secondo il Consiglio federale, l’attuazione di un simile sistema implicherebbe miliardi di franchi di spesa pubblica, una complessità organizzativa senza precedenti e la ridefinizione completa del concetto stesso di servizio nazionale

Il servizio civile esistente si fonda sulla libertà di coscienza e sulla scelta personale. È frutto di un’evoluzione democratica che ha trasformato l’obbligo militare in un’opportunità di pace e solidarietà. Il servizio civico, invece, nasce da un’idea di obbligatorietà generalizzata: tutti devono fare qualcosa, indipendentemente dalla propria convinzione o disponibilità. Il primo è una conquista, il secondo un nuovo dovere. Il primo valorizza la motivazione individuale, il secondo rischia di ridurla a mera formalità. Il primo costa poco e restituisce molto in termini di impegno umano; il secondo comporterebbe spese e burocrazia ingenti, con esiti incerti.

Dire no al servizio civico non significa rifiutare l’impegno verso la collettività, ma difendere il valore autentico del servizio civile che già conosciamo: un gesto libero, consapevole e responsabile. Per questo è importante firmare il referendum contro la nuova legge sul servizio civile, per preservare un diritto conquistato con anni di lotte e impedire che venga svuotato del suo significato. Solo così potremo garantire che il servizio alla comunità resti una scelta di coscienza, non un’imposizione burocratica.


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