“Pìnolo” finisce sul tavolo del Consiglio di Stato

BELLINZONA – La granconsigliera di HelvEthica Ticino Maria Pia Ambrosetti è la prima firmataria di un’interrogazione, presentata anche a nome dei colleghi Beretta Piccoli, Cotti, Mirante, Ostinelli, Soldati e Zanetti, che chiede di far luce su uno spettacolo teatrale andato in scena il 22 gennaio a Manno.

Quel giorno gli allievi di quarta e quinta elementare dell’istituto scolastico hanno assistito a una rappresentazione di “Pìnolo”. Lo spettacolo, secondo la documentazione, affronta il tema degli stereotipi legati al genere e propone una narrazione incentrata sulla libertà di scelta e sull’abbattimento di pregiudizi. La storia ruoterebbe attorno alla protagonista Pina, che si sente esclusa perché non si conforma agli stereotipi di genere tradizionali.

«Alcuni genitori hanno espresso perplessità in merito sia ai contenuti sia alla modalità con cui l’iniziativa è stata comunicata», affermano i deputati nel loro atto parlamentare. «In particolare, viene segnalato che il titolo “Pìnolo” avrebbe un significato colloquiale in romanesco riferito all’organo genitale maschile e che nello spettacolo comparirebbe una figura denominata “fata Smerdolina”, elemento che ha suscitato ulteriori interrogativi sull’adeguatezza del linguaggio per bambini di scuola elementare.».

Gli attori avrebbero usato «un linguaggio quanto meno improprio» per i giovani allievi. Ad esempio: «I bambini che prendono in giro Pina la deridono gridando: “Lei non ha il pisello!”, accompagnando lo scherno con il gesto della “L” sulla fronte, tipico dello slang adolescenziale per indicare qualcuno come “perdente”». Inoltre viene contestato l’elemento simbolico della “lumaca”, che consola Pina spiegandole che è normale essere maschio e femmina, proprio come la lumaca stessa, che è ermafrodita. «In questo modo il racconto introduce l’idea che tale condizione sia naturale, veicolando implicitamente un messaggio valoriale».

“Pìnolo”, ideato da Laura Nardinocchi e Niccolò Matcovich, è una produzione Ruotalibera Teatro e viene proposto dai 6 anni in su. Nel caso specifico, secondo il direttore dell’istituto scolastico di Manno, la proposta è pervenuta dal Comune. Gli interroganti chiedono al Consiglio di Stato se lo spettacolo sarà replicato in altre sedi scolastiche, se il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport sia stato al corrente dell’iniziativa e se i genitori abbiano il diritto di chiedere la dispensa dei propri figli dalla partecipazione a tali attività «qualora ritengano che i contenuti non corrispondano alla propria sensibilità educativa».


Pubblicato il 25 febbraio 2026 in Tio

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