Gates, Bourla e Rutte davanti alla giustizia olandese: il processo sul Great Reset entra nel vivo

Il 22 ottobre, a Leeuwarden, un’udienza cruciale nella causa civile promossa da sette cittadini che denunciano gravi danni provocati dalle iniezioni anti-Covid. Diciassette convenuti, tra cui Bill Gates, il CEO di Pfizer Albert Bourla, il segretario generale della NATO Mark Rutte e lo Stato olandese. Sul banco degli imputati della responsabilità civile, la gestione della pandemia, il consenso informato e il ruolo delle grandi istituzioni internazionali.

Il 22 ottobre 2026, alle 12.30, presso il tribunale di Leeuwarden, nei Paesi Bassi, si terrà un’udienza destinata ad attirare l’attenzione ben oltre i confini olandesi. Dopo oltre tre anni di battaglie giudiziarie, la causa civile promossa da sette cittadini che denunciano gravi danni alla salute in seguito alle iniezioni anti-Covid entra in una fase decisiva: l’esame nel merito delle responsabilità contestate.

Tra i diciassette convenuti figurano Bill Gates, Albert Bourla, amministratore delegato di Pfizer, Mark Rutte, ex primo ministro olandese e attuale segretario generale della NATO, lo Stato dei Paesi Bassi e altri esponenti di primo piano della politica, dell’industria farmaceutica, della scienza e dei media.

A rappresentare i ricorrenti è l’avvocato Peter W. H. Stassen (qui la sua memoria del 9 marzo 2026), che ha scelto una strada giudiziaria particolarmente incisiva: chiamare i convenuti a rispondere personalmente, anche con il proprio patrimonio privato, dei danni causati dalle condotte illecite contestate.

Non si tratta dunque di una semplice causa contro un prodotto farmaceutico. L’azione si fonda sulla responsabilità civile per fatto illecito e punta ad accertare se i convenuti abbiano deliberatamente ingannato i ricorrenti sulla pericolosità della pandemia e sulla necessità, sicurezza ed efficacia delle iniezioni anti-Covid, inducendoli a sottoporsi a trattamenti che essi indicano come causa dei gravi danni subiti.

Due dei sette ricorrenti originari sono nel frattempo deceduti. Una circostanza che conferisce ulteriore gravità a una vicenda nella quale sono in gioco non soltanto i risarcimenti, ma anche il diritto alla salute, all’integrità fisica e a un consenso realmente libero e informato.

Sotto processo la gestione della pandemia

La portata della causa supera ampiamente la questione degli effetti avversi delle iniezioni.

La tesi sostenuta dai ricorrenti è radicale: il Covid-19 non rappresenterebbe semplicemente una malattia, ma sarebbe parte di un progetto politico, economico e sociale denominato «Covid-19: The Great Reset».

Al centro dell’azione giudiziaria si trova quindi l’intera gestione della pandemia: dalla comunicazione istituzionale alle restrizioni delle libertà fondamentali, dalle campagne di vaccinazione di massa al ruolo esercitato da governi, multinazionali farmaceutiche e organismi internazionali.

Le accuse formulate negli atti arrivano a qualificare la campagna vaccinale come il più grande genocidio della storia. Un’accusa di eccezionale gravità, sostenuta dai ricorrenti attraverso una vasta documentazione e le analisi di esperti chiamati a esaminare gli aspetti scientifici, normativi, economici e giuridici della vicenda.

Un punto centrale riguarda il consenso informato. Secondo l’impianto accusatorio, la paura alimentata durante l’emergenza sanitaria, la pressione delle autorità e una comunicazione pubblica sistematicamente orientata avrebbero compromesso la libertà di scelta dei cittadini.

La questione è tanto semplice quanto fondamentale: chi ha orientato le politiche sanitarie e influenzato le decisioni di milioni di persone può essere chiamato a rispondere personalmente delle conseguenze delle proprie azioni?

Bill Gates contesta la giurisdizione, ma il tribunale gli dà torto

Il procedimento è iniziato il 14 luglio 2023, con una citazione contro diciassette convenuti, accompagnata da 91 elementi di prova.

Tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024 sono state depositate le prime difese scritte. Il 21 febbraio 2024 Bill Gates ha contestato la giurisdizione del tribunale olandese nei suoi confronti, aprendo un procedimento incidentale.

Dopo un’udienza tenutasi nel settembre successivo, il 16 ottobre 2024 il tribunale ha respinto la contestazione, confermando la propria giurisdizione. Gates ha quindi depositato la sua difesa nel merito il 27 novembre 2024.

La causa ha proseguito il proprio corso. Nel giugno 2025 i ricorrenti hanno presentato ulteriori memorie e 54 nuovi documenti. Nei mesi successivi sono continuati gli scambi processuali, fino alla decisione di fissare un’udienza orale.

Il 27 gennaio 2026 il tribunale ha stabilito la data del 22 ottobre.

Tre anni di atti, memorie, contestazioni e decisioni procedurali conducono così a un confronto giudiziario nel quale saranno affrontate le questioni sostanziali poste dai ricorrenti.

Quattro esperti e una documentazione esplosiva

Un ruolo centrale nella causa è affidato alle analisi di quattro esperti: Mike Yeadon, Sasha Latypova, Catherine Austin Fitts e Joseph Sansone.

Mike Yeadon, farmacologo ed ex vicepresidente della ricerca Pfizer, vanta una lunga esperienza nell’industria farmaceutica. La sua analisi individua nelle iniezioni anti-Covid caratteristiche progettuali suscettibili di provocare effetti tossici prevedibili. Yeadon sostiene che tali caratteristiche siano riconducibili a scelte intenzionali, non a semplici errori o negligenze.

Sasha Latypova, ex dirigente della ricerca e dello sviluppo farmaceutico, ha esaminato documenti normativi, registri di produzione Pfizer e procedure di autorizzazione dei prodotti a mRNA. Le sue conclusioni denunciano violazioni delle buone pratiche di fabbricazione e l’aggiramento delle garanzie normalmente applicabili ai medicinali. Latypova colloca inoltre le piattaforme mRNA/DNA nell’ambito delle tecnologie a duplice uso, sostenendo che la loro gestione sia stata inserita in un sistema di contromisure di natura militare e securitaria.

Catherine Austin Fitts, ex dirigente della banca d’investimento Dillon Read ed ex sottosegretaria federale statunitense, affronta la dimensione economica e finanziaria della pandemia. La sua analisi collega l’emergenza sanitaria al progetto «Going Direct Reset», interpretato come una trasformazione del sistema monetario e della governance internazionale. Secondo Fitts, la pandemia ha favorito una crescente concentrazione della proprietà, l’espansione della sorveglianza digitale e il rafforzamento del controllo tecnocratico.

Joseph Sansone, psicoterapeuta, esamina i meccanismi psicologici e sociali del totalitarismo e riprende la testimonianza del giurista statunitense Francis A. Boyle, deceduto prima di poter testimoniare nell’ambito del procedimento. Boyle, autore della legge statunitense del 1989 contro il terrorismo con armi biologiche, sosteneva che le iniezioni contenenti nanoparticelle di mRNA dovessero essere considerate armi biologiche alla luce della legislazione statunitense e internazionale. La sua scomparsa non ha impedito che le sue analisi venissero portate all’attenzione del tribunale attraverso il contributo di Sansone.

Le analisi dei quattro esperti costituiscono una parte importante della documentazione presentata dall’avvocato Stassen. Il loro contenuto investe direttamente la sicurezza dei prodotti, le procedure di autorizzazione, le responsabilità istituzionali e i meccanismi attraverso i quali sono state adottate le politiche sanitarie.

La battaglia per l’ammissione delle prove

Anche la presentazione delle testimonianze è stata al centro di un confronto procedurale.

Secondo i promotori della causa, le dichiarazioni scritte degli esperti sono state inserite nel fascicolo, mentre una registrazione video contenente le loro deposizioni orali è stata inizialmente respinta. L’avvocato Stassen ha contestato tale decisione, ottenendo successivamente l’inclusione della registrazione.

Il tribunale ha inoltre definito le modalità di partecipazione degli esperti e di accesso del pubblico all’udienza.

Nel maggio 2026 ha stabilito che gli esperti indicati dai ricorrenti non avrebbero avuto uno status processuale autonomo, prevedendo tuttavia la possibilità di consultarli in un’altra sala.

È stata autorizzata anche la trasmissione in diretta. Il 25 agosto il tribunale ha respinto la richiesta di alcuni convenuti di non essere visibili né udibili durante il collegamento.

La documentazione processuale viene progressivamente resa accessibile attraverso il sito The Netherlands Case, affinché atti, testimonianze e argomentazioni possano essere esaminati anche al di fuori dell’aula giudiziaria.

Responsabilità personali e patrimonio privato

Uno degli aspetti più significativi della causa riguarda la strategia giuridica adottata dai ricorrenti.

A differenza di molte controversie sulla responsabilità dei prodotti farmaceutici, l’azione olandese punta direttamente alla responsabilità personale di figure politiche, economiche e istituzionali che hanno avuto un ruolo nella gestione della pandemia.

L’obiettivo è ottenere una pronuncia che accerti le condotte illecite, il nesso causale con i danni subiti e la conseguente responsabilità civile dei convenuti, aprendo la strada a richieste risarcitorie che potrebbero incidere sul loro patrimonio privato.

L’udienza del 22 ottobre non sarà dedicata alla quantificazione dei danni. Questa fase verrebbe affrontata successivamente, qualora il tribunale riconoscesse la responsabilità dei convenuti.

La scelta è strategica: concentrare il confronto giudiziario sulle responsabilità, senza appesantirlo con le complesse valutazioni economiche necessarie a determinare l’ammontare dei risarcimenti.

Non si tratta di un procedimento penale e non sono in gioco pene detentive. La posta in gioco è la responsabilità civile personale di alcuni tra i protagonisti più influenti della gestione della pandemia.

Un processo che può avere ripercussioni internazionali

Il procedimento ha attirato l’attenzione di avvocati, ricercatori, associazioni e media indipendenti di diversi Paesi.

Essentiel News e BAM! hanno annunciato la propria presenza a Leeuwarden per seguire l’udienza e riferirne gli sviluppi. Anche la Ligue Nationale pour la Liberté des Vaccinations, in Francia, contribuisce alla diffusione delle informazioni sulla causa.

Ma la portata dell’iniziativa non si esaurisce nell’esito della sentenza.

Le memorie, i documenti, le analisi degli esperti e le decisioni giudiziarie costituiscono un patrimonio destinato a rimanere consultabile e a poter essere utilizzato come riferimento per ulteriori azioni legali, nei Paesi Bassi e altrove.

I promotori hanno già annunciato la volontà di ricorrere in appello qualora il tribunale respingesse le richieste dei ricorrenti.

La battaglia giudiziaria, dunque, potrebbe essere ancora lunga.

La responsabilità non può fermarsi davanti al potere

La gestione della pandemia ha inciso profondamente sui diritti e sulle libertà fondamentali. Governi e istituzioni hanno imposto restrizioni senza precedenti, promosso campagne vaccinali di massa e condizionato le scelte individuali attraverso una comunicazione pubblica di enorme portata.

Di fronte a decisioni che hanno coinvolto milioni di cittadini, la questione della responsabilità non può essere liquidata come un capitolo ormai chiuso.

Nessuna posizione politica, economica o istituzionale dovrebbe garantire l’immunità dall’accertamento delle proprie responsabilità.

La causa di Leeuwarden pone questa questione davanti alla giustizia, chiamando in causa figure che hanno esercitato un’influenza determinante durante l’emergenza sanitaria.

Al di là dell’esito, il procedimento rappresenta un tentativo di portare nel confronto giudiziario questioni che per anni hanno alimentato un profondo conflitto tra cittadini e istituzioni.

Il 22 ottobre non sarà soltanto una tappa nella causa promossa da sette cittadini olandesi. Sarà un banco di prova per un principio fondamentale dello Stato di diritto: anche chi detiene un potere immenso deve poter essere chiamato a rispondere delle proprie azioni davanti alla giustizia.

Fonte: The Netherlands Case

Per saperne di più visita il sito di essentiel.news (in francese), la cui giornalista belga Senta Depuydt segue l’evento sul posto.

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