Proroga della legge Covid, HelvEthica Ticino non ci sta

BELLINZONA – La felicità del Consiglio federale per i tre “sì” raccolti in questa domenica di votazioni certamente non può soddisfare tutti. Ed ecco dunque le prime reazioni politiche a caldo.

«Deploriamo il fatto che la copertura mediatica parziale e senza un vero contraddittorio influenzi fortemente l’opinione pubblica, impedendole di prendere realmente coscienza della posta in gioco di questa terza votazione sulla legge Covid-19, in particolare la proroga indiretta di un’emergenza che non è più tale e i pesanti costi che ne deriveranno. Possiamo solo sperare che la scadenza del 30 giugno 2024 sia definitiva».

Affidando queste parole a un comunicato, Maria Pia Ambrosetti, deputata al Gran Consiglio per HelvEthica Ticino, commenta amaramente l’esito dell’odierna votazione federale sul referendum contro la legge Covid. In controtendenza totale con le dichiarazioni rese dal presidente della Confederazione, Alain Berset

In precedenza l’esponente del movimento ticinese aveva puntualizzato che nonostante «circa il 40% dei votanti abbia manifestato il proprio disaccordo alle misure (politiche) adottate negli anni scorsi», con la proroga della legge Covid, «il Consiglio federale potrà nuovamente imporle in qualsiasi momento».

L’esito delle urne dunque brucia all’interno del neo partito politico. E in questo senso arriva una promessa: continueremo a «difendere le libertà fondamentali sancite nella Costituzione» e a batterci contro le divisioni causate «da un inutile e incostituzionale certificato sanitario che privilegia chi cede a un vero e proprio ricatto da parte dello Stato e discrimina invece chi fa valere il proprio sacrosanto diritto di prevenire le malattie e di curarsi come meglio crede».

Quanto all’affluenza, invece, la firmataria del comunicato, Maria Pia Ambrosetti, definisce scarsa la risposta degli elettori, indicativa a suo dire della «sfiducia» che la popolazione nutre nei confronti dell’attività di Governo.


Fonte

Articoli simili

  • Dal cane da guardia al cane da salotto: quando i media smettono di fare domande

    Il ruolo dei media dovrebbe essere chiaro: controllare il potere, metterlo sotto pressione, fare le domande che nessuno vuole sentirsi fare. In teoria sono il “cane da guardia” della democrazia. In pratica, sempre più spesso, sembrano essersi trasformati in qualcosa di molto diverso: un cane da salotto del potere, ben addestrato a non disturbare. Il…

  • OMS e RSI: decisioni globali, cittadini all’oscuro

    Mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si appresta ad acquisire nuovi poteri grazie all’adozione del Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) modificato, cresce in Svizzera – come in altri Paesi – il malcontento per un processo decisionale calato dall’alto, privo di trasparenza e completamente scollegato dalla volontà popolare, per lo più ignara perché non informata. Il 1°…

  • Il caso Reiner Füllmich: un trattamento disumano che desta preoccupazione

    Da oltre un anno, l’avvocato tedesco Reiner Füllmich è in carcere preventivo a Rosdorf, Germania, con l’accusa di aver sottratto 700.000 euro dalle donazioni alla fondazione che presiedeva. Tuttavia, questa vicenda non si limita a un semplice caso giudiziario: le condizioni della sua detenzione e le modalità del processo sollevano gravi dubbi sul rispetto dei…

  • Scuola digitale in Ticino: progresso o dogma?

    Negli ultimi anni la scuola ticinese è stata profondamente trasformata dalla digitalizzazione, presentata come inevitabile. Termini come “NetworkID” o “piattaforme educative” descrivono un cambiamento strutturale che merita un esame critico. Il NetworkID è un identificativo digitale assegnato a ogni allievo, esteso anche alla scuola dell’infanzia. È una chiave di accesso a piattaforme, cloud e strumenti…

  • I contratti Covid tra decisioni del TAF e responsabilità mancata

    La recente giurisprudenza del Tribunale amministrativo federale (TAF) ha riaperto il dossier dei contratti Covid stipulati dalla Confederazione. Dopo anni di opacità, si riconosce finalmente che l’interesse pubblico alla trasparenza deve prevalere. Bene, ma è difficile non notare che questa trasparenza arriva tardi e, soprattutto, senza conseguenze. Durante la pandemia si è speso molto, troppo,…