Educazione affettiva e sessuale nelle scuole: chiesta chiarezza sul nuovo percorso obbligatorio per i docenti

Con una circolare del 12 giugno 2026, la Commissione per l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole (CEAS) ha introdotto un percorso online obbligatorio per docenti e direzioni della scuola dell’obbligo. Accessibile tramite Moodle, dovrà essere completato entro dicembre 2027 e vale quale giornata di formazione continua.

Un’interpellanza presentata in Gran Consiglio dalle sottoscritte e cofirmatari chiede al Consiglio di Stato di chiarirne i contenuti, le basi scientifiche e giuridiche, le modalità di elaborazione e le possibili conseguenze per l’insegnamento rivolto agli allievi.

La prevenzione degli abusi e la protezione dei minori da maltrattamenti, sfruttamento e violenza sessuale restano obiettivi pienamente condivisi. Gli interrogativi riguardano gli ambiti che vanno oltre la prevenzione.

Il percorso affronta temi quali identità e fluidità di genere, orientamento sessuale, transizione sociale, inclusione delle persone transgender e non binarie, pornografia, contraccezione d’emergenza e interruzione volontaria della gravidanza: materie sensibili sulle quali si confrontano impostazioni scientifiche, pedagogiche, etiche, culturali e ideologiche differenti.

Un corso obbligatorio, ma diversi aspetti da chiarire

L’interpellanza domanda su quale base giuridica la formazione sia stata resa obbligatoria, chi ne abbia deciso l’introduzione, chi abbia elaborato e validato i moduli e quali esperti, servizi cantonali o organizzazioni esterne vi abbiano partecipato.

Chiede inoltre la pubblicazione integrale dei materiali e delle fonti, affinché docenti, famiglie e opinione pubblica possano conoscere i contenuti e le basi del percorso.

La circolare dichiara di valorizzare l’autonomia del personale, ma prescrive il completamento dell’intero percorso. Si chiede quindi quale spazio rimanga per obiezioni scientifiche, pedagogiche, etiche o ideologiche e come sia tutelata la libertà di coscienza.

Quale ruolo per le famiglie?

L’interpellanza richiama il ruolo primario della famiglia e la funzione complementare della scuola. Domanda se le famiglie siano state consultate, come verranno informate sui contenuti proposti agli allievi e se saranno previste alternative per le attività che vadano oltre la prevenzione degli abusi e l’insegnamento biologico.

Chiede inoltre che le posizioni critiche dei genitori non siano considerate semplicemente un ostacolo, ma siano riconosciute come espressione del pluralismo e della loro responsabilità educativa.

Quali basi scientifiche?

Il percorso viene collegato al Piano di studio, al Piano d’azione cantonale per le pari opportunità 2024–2027, alla Convenzione di Istanbul e al Programma di legislatura. Si chiede quali disposizioni giustifichino, oltre alla prevenzione della violenza, i contenuti sull’identità e la fluidità di genere, la transizione sociale o la pornografia.

Si domanda inoltre in quale misura siano stati recepiti gli Standard per l’educazione sessuale in Europa e documenti promossi da OMS, UNESCO, IPPF e SIECUS. Una formazione obbligatoria dovrebbe distinguere i dati scientifici dagli orientamenti pedagogici, culturali, etici o ideologici e dare conto delle posizioni critiche.

Solo il «primo tassello» di un progetto più ampio

La CEAS definisce il corso «un primo tassello di un dispositivo più ampio». Il Governo è invitato a precisare quali formazioni, direttive, materiali o attività seguiranno, con quali costi e tempistiche e quali contenuti saranno destinati agli allievi, per quali età e da quando. Il percorso è già obbligatorio, mentre lo spazio Moodle per i riscontri dovrebbe arrivare soltanto in seguito.

Richiesta una valutazione indipendente e pluralista

L’interpellanza chiede se siano stati valutati in modo indipendente i possibili effetti sui minori, secondo l’età e lo stadio di sviluppo. Domanda inoltre una verifica pluralista del percorso e del futuro dispositivo, con specialisti della psicologia dello sviluppo, della neuropsichiatria infantile, della pedagogia e del diritto scolastico, oltre a rappresentanti delle famiglie.

In attesa di tale verifica, si chiede se il Consiglio di Stato sia disposto a sospendere l’obbligatorietà dei moduli più controversi e a impedirne l’impiego nelle attività rivolte agli allievi.

La questione non è dunque se la scuola debba proteggere i bambini dagli abusi, ma fino a dove possa estendersi il suo mandato educativo in materie intime e controverse, su quali basi scientifiche e pedagogiche e con quale coinvolgimento delle famiglie.

Pubblicato in

Articoli simili

  • I contratti Covid tra decisioni del TAF e responsabilità mancata

    La recente giurisprudenza del Tribunale amministrativo federale (TAF) ha riaperto il dossier dei contratti Covid stipulati dalla Confederazione. Dopo anni di opacità, si riconosce finalmente che l’interesse pubblico alla trasparenza deve prevalere. Bene, ma è difficile non notare che questa trasparenza arriva tardi e, soprattutto, senza conseguenze. Durante la pandemia si è speso molto, troppo,…

  • Il Consiglio federale vuole lasciar scadere il termine del 19 luglio 2025?

    Il 19 luglio 2025 è una data chiave per la sovranità sanitaria della Svizzera. Entro tale termine, il Consiglio federale può — e deve — notificare formalmente all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) il proprio rifiuto (opting-out) delle modifiche al Regolamento Sanitario Internazionale (RSI), adottate il 1° giugno 2024. In mancanza di tale notifica, esse entreranno…

  • Scuola digitale in Ticino: progresso o dogma?

    Negli ultimi anni la scuola ticinese è stata profondamente trasformata dalla digitalizzazione, presentata come inevitabile. Termini come “NetworkID” o “piattaforme educative” descrivono un cambiamento strutturale che merita un esame critico. Il NetworkID è un identificativo digitale assegnato a ogni allievo, esteso anche alla scuola dell’infanzia. È una chiave di accesso a piattaforme, cloud e strumenti…

  • L’Europa sta giocando con il fuoco. E la Svizzera non deve seguirla.

    Il recente abbattimento di un caccia russo Su-35 da parte di un F-16 in dotazione all’Ucraina, con il determinante supporto di un velivolo radar svedese, segna un’ulteriore escalation del conflitto. Non si tratta semplicemente dell’ennesimo episodio militare: è il simbolo di un coinvolgimento occidentale sempre più stretto nelle operazioni di guerra. Secondo le informazioni rese…

  • Identità digitale e social scoring: la Svizzera a un bivio?

    Il 28 settembre 2025 i cittadini svizzeri saranno chiamati a esprimersi sull’identità digitale (ID-e). In apparenza si tratta di un semplice documento elettronico, una comodità per semplificare l’accesso ai servizi pubblici. Ma in realtà, la posta in gioco è ben più alta: la definizione del rapporto tra cittadini, Stato e tecnologia per i decenni a…

  • OMS e RSI: decisioni globali, cittadini all’oscuro

    Mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si appresta ad acquisire nuovi poteri grazie all’adozione del Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) modificato, cresce in Svizzera – come in altri Paesi – il malcontento per un processo decisionale calato dall’alto, privo di trasparenza e completamente scollegato dalla volontà popolare, per lo più ignara perché non informata. Il 1°…